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Recensione: “L’estate che sciolse ogni cosa” di Tiffany McDaniel

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Life is like a wave who rises and falls! Nei giorni scorsi dopo l’ennesima lettura su Alessandro Magno sentivo il bisogno di tornare all’essenza della lettura, quella del leggere per il solo piacere di farlo, senza secondi fini come quello di imparare. Alessandro Magno è un argomento che mi interessa moltissimo e il libro Realm di Alexandrea Weis mi è piaciuto davvero tanto però dopo tante letture su Alessandro sentivo il bisogno di cambiare. Il libro che di più in assoluto avrei voluto iniziare a leggere è Fidanzati dell’inverno. L’Attraversaspecchi. Vol. 1 di Christelle Dabos ma, ovviamente, ho una marea di libri che ho già pronti per essere letti e voglio proprio quello che ancora non ho. C’è da dire che quando una cosa mi incuriosisce troppo va a finire che mi delude, quindi preferisco aspettare ancora un pochino a leggerlo. Quindi qualche mese fa L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel mi ispirava tantissimo e pur avendolo comprato aspettai a leggerlo, adesso però è arrivato il suo momento e ho iniziato questa lettura piacevolmente intrigata all’idea di leggerlo finalmente!

L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA

(The Summer That Melted Everything)

di Tiffany McDaniel

Traduzione di: Lucia Olivieri

Edizioni di Atlantide, 2017

ISBN: 978-8899591144, 379 pp.

La mia copia è la numero 953 della settima edizione.

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding.

In realtà nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. A incontrarlo per primo è Fielding, che lo porta con sé a casa. I suoi genitori subito pensano che il giovane, che sceglierà di farsi chiamare Sal, sia scappato dalla propria famiglia, eppure le ricerche non portano a nulla, e in lui sembra esserci veramente qualcosa di impenetrabile e misterioso. Qualcosa che gli abitanti di Breathed non capiscono e li farà persuadere che quel ragazzo dalle lunghe cicatrici sulle spalle sia realmente quello che dice di essere: il diavolo.

Intanto, un’afa incredibile scioglie i gelati e i pensieri e confonde i rapporti e le certezze, il senso del bene e del male, dell’amore e della sofferenza, della fiducia reciproca e della paura.

Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa  è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria. 

5 stelle.

Reading time: dal 12 al 14 Novembre 2019.

Lettura n° 23 del 2019.

Finisce fin da subito tra le migliori letture di sempre (vedere la tag sotto per tutte le altre).

L’estate che sciolse ogni cosa è un libro che mi tormentava qualche mese fa: continuavo a sentirne parlare e sapevo che prima o poi avrei dovuto leggerlo. Sono andata al Salone del Libro di Torino sperando di trovare lo stand dell’editore perché era il libro che più di tutti volevo prendere e che era anche difficilotto da trovare. Seppure nel mio spaesamento della prima volta al Salone, per pura fortuna sono finita davanti allo stand di Atlantide e lì ho trovato una persona splendida, Flavia Piccinni: grazie per la tua gentilezza! Quando più tardi quel giorno ho guardato nella borsa e ho trovato i tre libri acquistati da Atlantide ho scoperto che per puro caso l’edizione del libro tanto bramato era del mio colore preferito: azzurro e blu. Sarà una coincidenza ma sapendo che ogni ristampa cambia colore aver beccato proprio quello che piace a me senza volerlo è una bellissima coincidenza. Solo ora posso dire che un libro che amo è nell’edizione che amo. Esagero nel dire amo questo libro? No: raramente mi sbilancio così tanto ma questo libro è qualcosa di unico.

Mentre leggo ho l’abitudine di tenere a portata di mano un quaderno per gli appunti ma arrivata alla fine non avevo scritto ancora nulla perché ero letteralmente rapita dal libro. Ho letto questo libro in tre serate di cui ieri sera ho praticamente letto mezzo libro e non mi sono fermata fin quando non l’ho finito. Ho iniziato L’estate pensando alla serie tv Lucifer di cui ho da poco visto la prima stagione, ma ben presto non ho più potuto paragonare l’oro al bronzo: la serie tv è sciocca in confronto a questo libro. Cerco di scrivere questa recensione senza spoilerare, dicendo ma non dicendo quello che succede.

L’io narrante è l’ottantaquattrenne Fielding che racconta di com’è ridotto oggi e di quella terribile estate dell’84 che cambiò per sempre tutto. Suo padre, Autopsy Bliss (autopsia in greco antico vuol dire “vedere con i propri occhi”), avvocato e pubblico ministero di Breathed pubblicò un annuncio sul giornale:

Egregio Satana, Diavolo chiarissimo, esimio Lucifero, e tutte le altre croci che siete costretto a sopportare, vi invito cordialmente a Breathed, in Ohio. Terra di colline e di balle di fieno, di peccatori e di uomini capaci di perdonare.

Che possiate venire in pace.

Attestandovi la mia fede,

Autopsy Bliss

Risponde all’annuncio non il Diavolo con corna e forcone, ma un ragazzino tredicenne nero con gli occhi verdi come smeraldi e con la saggezza di un vecchio. La famiglia Bliss è composta da Autopsy, la moglie Stella, il figlio diciottenne Grand e il nostro io-narrante Fielding. Dall’arrivo di Sal, il ragazzino/diavolo col nome generato dalla contrazione di Satana e Lucifero, la famiglia Bliss si allarga e accoglie questo povero sventurato come se fosse un figlio e un fratello.

Attraverso gli occhi di Fielding diventiamo anche noi parte della famiglia Bliss e impariamo ad amare questi strani personaggi, perché Autopsy quando è pensieroso sgrana il suo rosario citando processi come se fossero una preghiera; Stella, la madre premurosa ma paurosa della pioggia che viaggia pur non mettendo un piede al di là del portico grazie al fatto che ogni stanza della casa è un luogo diverso con decorazioni e mobilio caratteristici; Grand promessa del baseball e fratello maggiore che è visto da Fielding come un esempio, quasi come una semi divinità perché Fielding lo venera, ogni cosa che fa ai suoi occhi è perfetta e quando Grand chiama “ometto” il suo fratellino lui si sente pieno di orgoglio. Di Fielding, io narratore, sappiamo però una cosa: come quest’estate lo abbia consumato, svuotato di ogni positività e riempito di tormento, pentimento e rimpianti.

All’inizio della lettura capiamo subito che qualcosa di grosso prima o poi è successo per il Fielding di oggi e succederà in quell’a estate dal caldo anomalo del 1984, ma siamo trasportati in quel mondo e quasi ce ne dimentichiamo: vogliamo saperne sempre di più anche se piano piano le cose si incrinano perché di ogni fatto spiacevole che accade in città viene ritenuto responsabile il diavolo-Sal. In realtà Sal è un ragazzino che ha sofferto e probabilmente non ha più una famiglia, non ha nulla al suo arrivo se non le ferite interiori, le sue croci, che lo accompagnano. Sal più che un diavolo è un ragazzino dalla sensibilità enorme, che vede il buono nelle persone, le capisce e le aiuta riberandole dai loro fardelli.

Vivono a Breathed anche molti personaggi strani, quasi pittoreschi tra i quali il nano Elohim che piano piano diventa un vero e proprio predicatore contro Sal perché il suo gregge di pecorelle smarrite si fa sempre più numeroso; Dresden la ragazzina così imperfetta perché senza una gamba; ma anche altri. Tutti piano piano iniziano ad additare Sal per qualsiasi sventura capiti in paese e qui emerge la loro paura per il diverso perché non si tratta di razzismo, ma di ignoranza, di ipocrisia mascherata col perbenismo. In quella cittadina ci sono dei personaggi anche loro diversi – uno su tutti il ragazzo gay che è anche il più ricercato dalle ragazze perché campione nella vita – ma che hanno saputo mischiarsi, direi quasi amalgamarsi agli altri senza essere additati come diversi. Ma tutti loro riversano le loro paure, le loro insicurezze in quel ragazzino nero dagli occhi verdi, unico nero in una cittadina di bianchi e per questo visto come cattivo, come fonte di disgrazie e sventure.

Si esce spezzati da questa lettura: ho pianto a una sessantina di pagine alla fine, ma poi giunta alla fine, non resta altro che quest’uomo pieno di rimpianti, di parole non dette, di colpa, di rabbia ma anche di tanto amore e siamo ormai testimoni degli orribili fatti che accaddero in quell’estate e che distrussero la famiglia Bliss e non so come dire se non che ho provato il desiderio di piangere perché dopo tutto questo non c’era altro da dire. I due Fielding, il ragazzino e l’uomo disadattato, sono ormai la stessa persona ed è qualcosa che ci entra dentro, complice anche il tono onirico che l’autrice usa e non ci lascia uguali a prima. Il libro racconta il bene e il male che sono dentro ognuno di noi e che escono nei momenti più impensabili.

C’è un vero colpevole in tutto quello che accadde? Sì, forse sì, ma non è così semplice tirare le somme perché quello che lascia questo romanzo sono fatti nudi e crudi e è compito del lettore demarcare il confine tra bene e male anche se spesso non sarà così netto. Il diavolo è Sal o sono le persone della cittadina? Le citazioni tutte tratte dal Paradiso Perduto di John Milton incorniciano il testo dandogli un’incisività ancora maggiore perché sono perfette per descrivere i capitoli.

Credo di aver detto tutto ma prima di lasciarvi alla lista di frasi che ho sottolineato, vorrei spendere ancora due parole su questo editore, Atlantide, che è così difficile da trovare perché si trova solo in alcune librerie, non sui grandi e-commerce di Amazon, IBS o compagnia bella ma su Tabook se si vuole acquistarlo on-line, ma ne vale la pena. Le edizioni sono curate, belle, ricercate e il prezzo – un po’ altino in realtà – ne vale comunque la pena. Splendida la traduzione di Lucia Olivieri e ho notato solo due piccoli refusi.

Consiglio questa lettura? Sì, certo, come potrei dire di no? Vi lascio infine alle frasi che ho sottolineato e ringrazio Atlantide per aver pubblicato questo bellissimo capolavoro. Non potevo scoprire un editore per me nuovo in un modo migliore!

A volte le cose che crediamo di udire non sono altro che i nostri mutevoli bisogni.

Non ci si può realizzare andando contro il proprio destino.

È uno spreco di tempo vivere meglio quando non si ha nessuno di cui prendersi cura e nessuno che si prenda cura di noi.

Si è costretti a uccidere un serpente pericoloso. Non si può lasciare un cobra nel cassetto del comò. Ma un serpente che non fa male a nessuno può dire tanto di un uomo che decida di ucciderlo.

A volte questo mondo è peggio di uno steccato rosso nella neve. È impossibile nascondere chi si è davvero.

Sperare significa cedere alla seduzione della leggenda secondo cui ci viene data una seconda possibilità nella vita.

Nessuno ti prepara all’odio. A diventare bersaglio dell’ira e di un fuoco di insulti. A dover sopravvivere al marchio della colpevolezza, malgrado la propria innocenza.

Quando la luce s’offusca, ecco che può affiorare la violenza.

Tuttavia, ormai era un’idea che, come ogni pettegolezzo, aveva vita propria e una forza tragicamente devastante, difficile sradicarla.

La gente chiede sempre perché Dio permette che ci sia tanta sofferenza nel mondo. Perché lascia che un bambino venga picchiato, che una donna pianga, che succeda una strage? Che un buon cane muoia soffrendo? La verità è che vuole vedere cosa facciamo noi. È lui che ha tirato fuori la candela, ha messo il diavolo allo stoppino, e adesso vuole vedere se noi la spegniamo o aspettiamo che si consumi. Dio è il più grande spettatore della sofferenza.

Fui trascinato contro un torace nudo, tutto sudato. I peli folti come il fogliame di una giungla in cui dovevo lottare per non finire vittima dei giaguari.

È che a volte non si racconta una cosa a nessuno per così tanto tempo, che si dimentica perché si teneva la bocca chiusa.

È un tradimento esplosivo quando la storia d’amore di chi ami non ti contempla più. Umilia la tua idea di te stesso come amante. Come uomo.

Il gran finale della paura si fa più prossimo attraverso piccoli slanci di coraggio. Piccoli passi che conducono all’ultima grande fatica, la somma impresa che sconfiggerà il terrore una volta per tutte. È questo che dice il respiro della speranza, possibile aprirsi una fuga dal cerchio del timore che imprigiona.

Malinconia è la donna con costole come chiodi e menzogne come martelli.

La lacrima di un fratello è capace di segnare un solco sulla pelle come il più affilato dei pugnali.

Un segreto è fatto di silenzio.

Il dolore è la conoscenza più intima. Vive dentro di noi, nelle nostre viscere, toccando tutto ciò che fa di noi ciò che siamo. Reclama le nostre ossa, impera sui nostri muscoli, s’impenna davanti alla nostra forza, e poi scompare. L’arte del dolore è nel suo tocco. Come pure il suo orrore.

La vigliaccheria resta al palo, è sempre il coraggio ad avere la chance migliore. […] Eppure è sin troppo facile essere vili quando non serve che una bugia.

La forza, l’energia di un abbraccio ci rivela una parte di noi stessi.

Quando si rompe qualcosa di cui nessuno si cura troppo, si creano delle ombre che prima non c’erano. La ciotola, prima, aveva un’ombra. Una sola. Adesso ogni coccio ha la sua. Dio mio, quante ombre sono state create. Piccoli lembi d’oscurità che d’improvviso, insieme, sembrano più grandi di quanto non fosse la ciotola. È questo il guaio delle cose in pezzi. La luce muore e si fa sempre più tenue e le ombre… Quelle vincono sempre, alla fine.

Nessun ragazzo che chiama mamma un’altra donna e un altro uomo papà, né il luogo da cui viene inferno e quello in cui si trova paradiso, ha voglia di tornare a casa.

Essere il diavolo significava diventare un bersaglio, ma anche possedere qualcosa che un semplice ragazzo non ha. La gente lo guardava, ascoltava quello che diceva. Essere il diavolo lo rendeva importante. Visibile. Non è questa la tragedia più grande? Quando un ragazzo è costretto a essere il diavolo per contare qualcosa?

A volte il contatto più fuggente è quello che dura di più.

L’odio, sollecito portatore della bara dell’amore, la vanga che scaglia con impazienza terra sul capo dell’amato per concludere in fretta un funerale non ancora iniziato. Un ragazzo non può avvicinare la felicità se la fanciulla che ama non è disposta a seguirlo. Può crescere, può comprarsi uno smoking, un’alba, una luna di miele tropicale, ma non saranno mai suoi senza di lei. Lei, che era la sua verità, la sua saggezza, e lui così stupido senza di lei. Un idiota con una vita da idiota.

Sai perché amo il cielo, Fielding? Perché siamo tutti bassi qua sotto. Non c’è uomo abbastanza alto da osservare il cielo senza alzare la testa. Il cielo costringe tutti a guardare in su e in questo rende tutti uguali a me.

Adesso, Sal, lungo la tua strada tu hai trovato questo. Ma bisogna sempre rimettersi in cammino, non credi? A volte, lungo la strada, succedono delle cose, cose brutte, ma noi, dopo, dobbiamo rimetterci in movimento. Altrimenti, non passeremo alla cosa successiva, e potrebbe essere bellissima. Potrebbe essere la cosa più bella che mai ci accadrà.

È difficile non innamorarsi dell’unica coperta che si ha, d’inverno.

Bisogna commettere follie di quando in quando per non impazzire.

La paura è l’ombra dell’ignoranza.

È così che sappiamo che esistiamo, vedendoci negli occhi degli altri.

Le cose, una volta scomparse, non sono più soggette a nessuna trasformazione.

E forti dovremmo essere perché non è possibile arrestarsi nella notte, perché la possente commedia umana continua e ognuno deve contribuire con i propri versi.

Si sogna l’inverno quando l’estate si prende troppe libertà.

A volte penso che non avere lacrime significasse piangere ancora di più. Tante morti avevano reso i nostri occhi incapaci di far vivere il dolore che provavamo. Eravamo sotto shock.

Tutte le piccole decisioni che prendiamo: quale camicia indossare oggi, cosa vogliamo mangiare per cena, quale film andremo a vedere venerdì sera, non sono altro che piccole prove per le scelte più grandi che dovremo affrontare nel momento in cui ci troveremo lanciati a tutta velocità nella vita, senza freni.

Queste povere anime cercavano disperatamente la luce. Ma il problema è che nelle tenebre non è possibile distinguere una luce dall’altra, né riconoscere se la fonte di una luce è buona o cattiva, perché il bagliore ci acceca. Possiamo solo sentire che il chiarore ci salva dalle tenebre.

Viviamo ogni giorno con pensieri che giudichiamo giusti, Fielding. E se invece fossimo in errore?

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