By Me

Io più me – dicembre 2021

Il mio problema è che penso troppo e male degli altri, ma che spesso non ne parlo e finisco col logorare i rapporti. È vero anche che in passato parlarne non è mai servito a nulla, ecco perché mi comporto così ora.


Non è al meglio che ho bisogno di prepararmi, ma al peggio perché rischio di venire sommersa, affogare.


Se solo qualcuno mi chiedesse come sto, ma come sto veramente, non i “come stai” di consuetudine. È proprio vero che nei momenti belli nessuno si ricorda di te. Tutti che augurano buon Natale e buon anno nuovo quando non sanno ciò che sto passando.


La speranza è l’ultima a morire, ti aggrappi al poco di buono che hai sperando che possa essere sufficiente.


Non riesco a sopportare chi in questo periodo, ben sapendo ciò che sto passando, mi rompe le scatole con le sue cavolate. Da una parte ho bisogno di pensare ad altro ma, dall’altra non riesco a concentrarmi sul superfluo.


La vita è questa, è fatta anche di addii definitivi. All’inizio mi è naturale pensare al negativo ma devo trovare anche il positivo in tutto ciò, valorizzare quello che ho trovato non quello che ho perso.


In questo periodo non riesco a sopportare le banalità degli altri. Le trovo fastidiose oltre che ingigantite inutilmente da parole inadatte alla situazione.


Non capisco le persone che continuano a cambiare idea, che fanno le cose senza ponderarle bene. Parli con loro e all’inizio la pensavano in un modo e alla fine della conversazione hanno cambiato idea. Boh.


Quando le persone fanno qualcosa solo per contraddirti, per dimostrarsi e dimostrarti che avevi torto non ha senso. È l’ennesima dimostrazione di quanto non siano affidabili e giochino con te.


Può capitare che le persone a cui tieni ti dicano qualcosa di negativo che ti resta impresso nella memoria. A distanza di tempo per alcune sarà stata solo una brutta uscita, una frase detta per sbaglio, ma per altre sarà la conferma su di loro che non vuoi vedere ma che prima o poi capirai come veritiera.


È possibile che con alcune persone si abbia costantemente l’impressione di fraintendere ciò che dicono? Possibile che io debba sempre capire nel senso sbagliato quando ciò che intendevano era palese? È snervante dover sempre essere nel dubbio di aver capito il giusto.


Il 2021 finisce e si porta via la mia adorata Muschy, la mia micia di 18 anni che potete vedere nella foto accanto al titolo del blog. Il dolore viene a ondate, un momento sono tranquilla e quello dopo piango a dirotto perché non riesco a realizzare che non è più qui a casa. Mille pensieri e ricordi emergono in continuazione e se dovessi prendere un altro gatto non so se gli troverei dei soprannomi nuovi visto quanti ne aveva lei. Ma non è sostituibile con un altro micio, non è una cosa che rotta quella se ne compra una nuova.

Ora come ora non me la sento nè di augurare buon anno nuovo nè di ricevere auguri. L’anno prossimo potrebbe finire in modo ancora peggiore? Sì, ma non per questo il dolore ora fa meno male. Dopo 18 anni non era solo un gatto ma un membro della nostra famiglia. Prossimamente le dedicherò un articolo ma per ora non ce la faccio, ho bisogno di realizzare e metabolizzare il tutto.

Un’ultima cosa: sì, non mi vergogno di dire che sto piangendo la morte di un gatto, la mia micia, Muschy.


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