Aforismi, Recensioni libri

Recensione: “Versus” di Lucia Guglielminetti

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Life is like a wave who rises and falls! Oggi vi parlo della mia ultima lettura e, purtroppo, non posso parlarvene granché in positivo ma cercherò di motivare al meglio il mio voto basso.

Versus

di Lucia Guglielminetti

Dark Zone, 2020 (seconda edizione)

ISBN: 978-8899845261, 311 pagg.

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Beatrice è una sedicenne grassoccia e apparentemente mediocre.
Frequenta il liceo linguistico della sua città, non è amata dai compagni e proviene da una famiglia del tutto insignificante, con una madre scialba e un padre distratto. L’unica luce, nella sua vita, è l’amore per i Rip n’Tear, un gruppo metal americano, e soprattutto per il frontman, Johnny Lee Kerr, che rappresenta tutto quello che Beatrice vorrebbe essere.
Ma che succede quando Bea riesce a trovarsi faccia a faccia con il suo idolo e scopre che non è quell’essere senza macchia che si è sempre immaginata?
Dopo aver sviluppato facoltà paranormali che non avrebbe mai pensato di possedere, Bea è pronta per la sua vendetta, dando inizio a un duello senza esclusione di colpi con Johnny, da cui l’unica via di fuga è la morte.

Classificazione: 1.5 su 5.

Reading time: dal 25 al 27 luglio 2021.

Lettura n° 53 del 2021.

Non avevo particolari aspettative per questo libro perché mi interessa iniziare a leggere la saga di Raistan Van Hoeck, ma trattandosi di cinque libri scritti da un’autrice che non conosco e avendo trovato questo libro in super offerta, ho preferito iniziare da questo per capire se mi piacesse la scrittura dell’autrice. Il genere horror-noir non è il mio preferito, ma ciò non toglie che non possa apprezzarlo.

La protagonista di questa storia è Bea, classica adolescente, un po’ sfigata, bruttina e brufolosa (come era anche la sottoscritta) che si sente incompresa dal mondo intero. Da classica adolescente non va d’accordo coi genitori e a scuola è bullizzata. Non mi è piaciuto come Bea tratta i genitori, perché la madre è un’ipocondriaca che vuole tenere legata al guinzaglio la figlia per paura che faccia chissà che, mentre il padre è una figura inconsistente, un buono a nulla per Bea che ha solo parole acide e sembra le manchi un po’ di educazione. Fa battute e uscite cattive nei loro confronti. Bea in questo senso non è una lettura consigliata a delle ragazzine in crescita perché imparerebbero soltanto ulteriori modi per rispondere male ai genitori.

L’altro protagonista di questo libro è Johnny, il favoloso e mitico frontman nonchè idolo dell’ingenua Bea. Il cantante sembrava avesse una qualche sensibilità in più rispetto allo stereotipo del ragazzo montato e pompato dalla fama, ma così non è. A un certo punto si presenta a un’intervista e il giornalista glielo dice chiaramente. Johnny alla fine si dimostra per ciò che appare: risucchiato dalla fama e dall’uso di droghe che spesso la accompagna, verso la fine del libro fa una violenza totalmente non necessaria, un’azione estrema dettata dall’esasperazione,ma che gli fa perdere quel poco di credibilità che aveva ai miei occhi perchè mi sembra una forzatura inutile.

Bea oltre che essere isolata e cattiva, è malata: è una psicopatica in crisi da psicosi maniacale e il bello è che davanti all’azione più brutta che potesse fare si giustifica e cerca le scuse da Johnny. Sì perché Bea è brava solo in una cosa, nello sviluppare poteri magici al solo fine di perseguitare Johnny per vendicarsi di come l’ha trattata e con quei poteri inizierà il suo delirio più totale. Al di là della trama horror, la protagonista non ha un’evoluzione del suo personaggio, ma anzi ha un’involuzione che la porterà – giustamente – alla rovina. Da una parte dispiace per Bea perché non trova nessuno con cui confidarsi e alla fine le manca solo quello, ma dall’altra una persona così cinica e maligna non si merita di più. Dispiace, invece, – e molto – per le vittime di Bea, finite nel suo mirino omicida senza meritarselo in alcun modo.

La scrittura dell’autrice mi è generalmente piaciuta perché scorrevole, ma ci sono un paio di elementi che non mi sono andati a genio:

  • l’uso ripetuto dell’espressione “si schianta sulla sedia” o simili col verbo schiantarsi. Espressione tipica da adolescenti ma che non mi piace. Sì, non sono più una ragazzina ma ci sono verbi migliori, a mio parere ovviamente, per dire che qualcuno si butta sulla sedia o sul divano;
  • a pag. 266 Johnny pensando dice: “Dave era Dave”. Frase fatta che non va bene. Ok che Johnny conosce Dave da una vita e sa cosa aspettarsi da lui ma noi conosciamo Dave? Chi è Dave? L’autrice sicuramente lo saprà ma io non sono riuscita a capirlo. Certe frasi fatte andrebbero a mio parere usate con cautela, specialmente per descrivere personaggi secondari o terziari. In questo i personaggi secondari sono un po’ troppo poco caratterizzati.

La scrittura, ripeto, mi è piaciuta: Johnny con la band visita molti luoghi e alberghi, tutti monotoni, quasi non-luoghi perché tutti uguali, anonimi e privi di significato. Dalla scrittura e dal libro però, non mi sono appassionata a nessun personaggio, non ci si immedesima e non si relaziona a nessuno. Da nerd sfigata che ero non ho simpatizzato con la follia delirante di Bea e non c’è neanche modo per giustificarla. Idem per Johnny che resta la vittima di Bea e non lascia molto a libro concluso. Non ho provato quella suspance o quella tensione di un libro che ti prende, ma semplicemente l’ho letto e, come l’ho iniziato l’ho anche finito. Non c’è un lieto fine e forse manca anche quello. Chi dice che un horror per essere bello debba finire in tragedia per tutti? Sarò strana, ma avrei preferito un finale più mite per il povero Johnny.

Veniamo alla copertina: a questa nuova versione più cupa avrei forse preferito quella vecchia, più rappresentativa del libro e forse più accattivante per il target a cui credo sia rivolto il libro, ovvero quello delle ragazzine adolescenti, a cui lo consiglierei ma solo per quelle che hanno capacità di giudizio.

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A chi consigliare la lettura di Versus? Alle adolescenti e ragazzine delle medie che abbiano modo di parlarne con adulti oppure alle ragazzine più cresciute che abbiano sviluppato la capacità di dscernere il giusto e sbagliato, al di là della sana follia di una grande fan. Perché limito così questa lettura? Perché le ragazzine più piccole devono chiaramente capire che Bea è l’esempio da non seguire, che è malata e fa ciò che fa perché cade in una psicosi anormale. Spero che l’autrice abbia fatto di meglio con il primo volume su Raistan perché se da Versus non mi aspettavo granchè, da Ascesa alle Tenebre mi aspetto di più – visto anche il discreto successo della saga e le parole che si leggono nelle recensioni on-line – e se così non fosse non andrò oltre con le opere di questa autrice.

Vi lascio le frasi e vi saluto, grazie a tutti,

Frasi:

«Ti senti in gamba, vero? Credi di essere furbo… Beh, lasciami dire che di palloni gonfiati come te ne ho incontrati tanti e non mi fanno né caldo né freddo. Ma ho anche incontrato persone con le palle, musicalmente parlando, che non avevano bisogno di darsi tutte queste arie. Se non volevi essere intervistato, non avevi che da dirlo, non fare aspettare per due ore uno che lavora, per poi sparare stronzate una dietro l’altra. Adesso, o ti decidi a rispondere come si deve, o mandi uno dei tuoi compagni; se nessuno di voi è disposto a sorbirsi questo onere, pazienza, mi pagano lo stesso. Non so cosa ti sia messo in testa, ma è inutile che vi lamentiate delle cazzate che noi, poveri mentecatti, scriviamo, se non ci offrite niente di intelligente su cui basare i nostri articoli. Alcuni dei miei colleghi potranno essere peggiori di altri, è vero, ma non siamo tutti degli sparaballe, a meno che voi non ci costringiate. Se tu non rispondi alle mie domande, io sarò costretto a inventarmi il pezzo, e se me lo invento vedrai magari scritte cose che ti faranno imbestialire, ma la colpa sarà soltanto tua».

Era difficile sapere di esistere senza averne una prova un po’ più concreta.

«Una pazza squilibrata che non ha niente di meglio da fare che perseguitare chi invidia profondamente. Sei solo una povera frustrata, ecco cosa sei. E i tuoi patti te li puoi anche ficcare dove ben sai. Adesso esci dalla mia testa.»

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