Aforismi, Recensioni libri

Recensione: “Il Padrone del mondo” di Robert Hugh Benson

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Life is like a wave who rises and falls! Oggi vi parlo di una lettura che mi ha delusa in parte: peccato perché pensavo di aver trovato un libro appassionante e purtroppo mi sono dovuta ricredere.

Il Padrone del mondo

di Robert Hugh Benson

Titolo originale: The Lord of the World

Fede & Cultura, 2014

ISBN: 978-8864093253, 352 pp.

https://64.media.tumblr.com/d6b9f321db6b215a3ff16f9a99994cb0/e76eb358891de638-57/s2048x3072/75a2d29e65cff241f7ee1d53b8f7a2226ee81362.jpg

Definito da Papa Francesco un romanzo capace di aver “visto quello spirito della mondanità che ci porta all’apostasia” nel contesto della condanna del “pensiero unico” che discende dalle lusinghe della mondanità, Il Padrone del mondo si presenta ai lettori di oggi in una nuova traduzione più moderna e graffiante, con una lingua più consona ai tempi e alla carica visionaria del capolavoro distopico di Robert Hugh Benson, capace di profetizzare l’avvento di un mondo globalizzato e tecnologico che ha negato Dio e la trascendenza in nome di umanitarismo, massoneria, filantropia ed eutanasia, che sono il preludio dell’inferno sulla terra.

Robert Hugh Benson (Wellington College, 1871 – Salford, 1914), figlio dell’Arcivescovo di Canterbury, ordinato sacerdote nella Chiesa Anglicana nel 1895, nel 1901 entra nei Resurrezionisti, comunità d’impostazione benedettina. Nel 1903 si converte al cattolicesimo e l’anno dopo riceve l’ordinazione sacerdotale. Instancabile apologeta, predicatore, conferenziere, saggista e polemista, è autore di romanzi storici in cui racconta i secoli delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra (Il trionfo del re, Vieni ruota! Vieni forca!), fantastici (L’alba di tutto) e gotici (I necromanti), ma soprattutto de Il padrone del mondo, il maggior best-seller mondiale di Christian fiction, tutti pubblicati in Italia da Fede & Cultura.

Classificazione: 2.5 su 5.

Reading time: dall’11 al 23 aprile 2021.

Lettura n° 39 del 2021.

Libro di Christian fiction, distopico e catastrofico di cui avevo sentito parlare molto bene e, infatti, ho acquistato anche L’alba di tutto che ora spero sia meglio di questo. In questo libro ambientato più o meno ai giorni nostri è stato scritto nel 1907 e l’autore ha saputo creare un mondo futuristico, anche dal nostro punto di vista: il mondo è diviso in due superpotente Oriente e Occidente e vede le Americhe in declino; il progresso tecnologico lo si vede più che altro nei mezzi di spostamento utilizzati, gli alivascelli; ora è l’esperanto (insieme ancora un po’ all’inglese) la lingua più parlata. Ma tra tutti i progressi anche dal punto di vista della vita a quel tempo, come l’utilizzo dell’eutanasia, quello che più colpisce è il declino delle religioni, quindi non solo quella cristiana cattolica, ma anche l’islamismo e l’ebraismo, a favore di un umanitarismo massonico. I cristiani sono pressochè spariti: ogni giorno moltissime persone, tra cui anche preti e vescovi, abbandonano questa religione per abbracciare questa “religione” pacifista promossa da Julian Felsenburgh, uomo dall’ignoto passato che sta acquistando sempre più pieni poteri e consensi. Per seguire meglio le vicende di questo tempo travagliato seguiamo le vite di alcuni personaggi: il comunista membro del governo Oliver Brand, con la moglie Mabel e il prete cattolico Percy Franklin. Loro ci daranno le due prospettive di questo nuovo mondo, quello illuminato da questo nuovo credo che segue la ragione prima di tutto e il prete ancorato ai vecchi dettami morali. Nel giro di poco l’umanitarismo massonico farà passi da gigante perché Felsenburgh riuscirà a raggiungere la pace con l’Oriente e gli stati rinunceranno alla loro autonomia dando pieni poteri a questo personaggio sconosciuto.

Dobbiamo ricordarci che Benson scrisse questo libro prima delle due guerre mondiali e del nazismo, ma secondo me la figura di Felsenburgh è molto totalitaria. Mi ha particolarmente colpita quando Mabel la moglie di Oliver ascolta il discorso pronunciato da Felsenburgh: ricorda cosa disse chi parlò prima di lui ma la sua lucidità mentale diventa fumosa quando prende parola questo personaggio. E così sembra che accada a tutti perché anche un giornalista subisce lo stesso “fascino mistico”: Felsenburgh esprime in maniera perfetta ciò che ognuno pensa, esprime l’alto grado di perfezione di razionalità libera dalla suggestione religiosa, ma nessuno è in grado di riportare una sola parola pronunciata da lui. Nessuno nota che questa è una forma di suggestione molto potente che arriva ai livelli di fanatismo violento.

Di Felsenburgh sappiamo che ha una strana somiglianza con Percy (ed entrambi hanno trentatrè anni, come l’età in cui morì Gesù), forse usata dall’autore per rappresentare la dualità e l’opposizione dell’uomo che può arrivare a negare Dio o può scegliere di prestarvi fede, ma questa somiglianza non verrà mai spiegata. Tutti i personaggi di questo libro sono giovani, intorno ai trent’anni, però l’autore non riesce a coinvolgere il lettore. L’inizio del libro è difficile perché ci troviamo catapultati in questo mondo in cui i religiosi devono far fronte ai nuovi sviluppi politici e dobbiamo dipanare la matassa piano piano e continuando la lettura. Al di là di questo, non mi sono sentita coinvolta dagli avvenimenti: tutti i personaggi restano freddi, distaccati, li seguiamo senza tenere per loro anche quando si troveranno davanti a fatti molto gravi e terribili e a scelte definitive. Il grande personaggio che stravolge tutto e tutti, questo Felsenburgh, resta fumoso, indefinito, mentre ad un certo punto sarebbe stato bello sapere qualcosa in più su di lui, conoscere il suo punti di vista sulla storia narrata. Forse l’autore lo fa apposta per restare vago e dare la possibilità a tutti di crearsi il “proprio Felsenburgh“, ma qualche descrizione o fatto in più su di lui non avrebbe fatto male.

Questo libro secondo me riflette bene l’incapacità della Chiesa di adattarsi al tempo in cui siamo: che sia nel libro o nella realtà, la Chiesa in entrambi i casi resta indietro, fuori dal tempo, ma in modo negativo. Nel libro è Felsenburgh, il “figlio dell’uomo”, il “salvatore del mondo” che riesce a dare una risposta a questo bisogno, ma la Chiesa resta ancorata nel suo piccolo scoglio. La lingua comune diventa l’esperanto, allora i cattolici tornano al latino, si chiudono a riccio arroccandosi a Roma mentre, invece, è con un’apertura al confronto e al dialogo che forse troverebbero la soluzione al loro declino.

Un cosa che non mi è piaciuta molto è che tutti professano questo ateismo umanitario massonico, bollano il Cristianesimo perché cieco ed è solo una suggestione, ma arrivano a fare di peggio perché danno un potere assoluto, politico e spirituale, a Felsenburgh, lo seguono senza chiedersi se sia giusto perseguitare gli ultimi cristiani e arrivano ad essere fondamentalisti. Negano l’esistenza di Dio per crearne uno nuovo di nome Felsenburgh. Ma non usavano la ragione? Con la ragione sarebbero arrivati a tanto? Secondo me no, ma ricordiamoci di quando l’autore scrisse questo libro, anche se questo non lo giustifica.

La vera forza di un’idea, secondo me, sta nel dialogare con l’altro e arrivare a convincerlo delle nostre idee, di portarlo alla nostra visione, ma la repressione e la disintegrazione totale dell’altro non rappresenta la vittoria di quell’idea, mostra solo la sua forza e potenza che andrà ad indebolirsi fino a estinguersi.

Sì, nel modo narrato nel libro i cristiani subiscono quanto subirono già all’inizio con i romani e così possiamo intuire che il cristianesimo tornerà a fiorire e ad essere professato, ma la bellezza dell’idea di Felsenburgh è rimasta inespressa nella penna dell’autore.

Un’ultima considerazione sull’edizione Fede & Cultura tradotta da Paolo Nardi: il linguaggio usato è abbastanza moderno da essere letto agevolmente e rispecchia anche il fatto che ormai ha più di cento anni, ma ci sono molti errori, refusi, congiunzioni mancanti oppure ripetute che denotato poca cura nella revisione del testo.

Aforismi:

“È la storia che ci insegna che la calma ha preceduto le più grandi burrasche.”

“Le grandi cose non hanno bisogno di molte parole.”

“Sono a migliaia quelli che hanno istintivamente bisogno di adorare e non sanno come fare a soddisfare tale esigenza.”

“L’uomo che ha fiducia in sé stesso è il solo capace di averla ancora negli altri.”

Buona giornata a tutti,

2 pensieri su “Recensione: “Il Padrone del mondo” di Robert Hugh Benson”

  1. La Chiesa non deve adattarsi al tempo in cui vive, è (dovrebbe essere) immutabile nella tradizione. Adattarsi ai tempi per la Chiesa è il più grave peccato perché significherebbe negare sé stessa e quindi Cristo. Questo è un cardine del cattolicesimo: mantenere la dottrina lottando contro le forze progressiste che vogliono distruggerla. Gesù disse “Voi siete NEL mondo ma non siete DEL mondo”. Si può anche non essere cattolici ma dal punto di vista cattolico la Verità è questa. Quindi un cattolico che rinunciasse ai precetti potrebbe benissimo farlo ma non potrebbe più definirsi cattolico. Se si crede in un Dio si deve accettare che sia Dio a dettare i comandamenti giacché non si può revisionare la parola di Dio. Questo può voler dire che alcuni precetti ci possano sembrare “ingiusti” o “non al passo coi tempi” ma è sempre il nostro giudizio umano a stabilirlo.
    Il Romanzo è imperniato proprio su questo concetto, la pacificazione sociale che viene dal mondo politico (l’Anticristo) alla fine conduce al male perché l’uomo si fa Dio egli stesso e cerca di elevarsi al rango di Creatore. Non è forse questo il peccato originale descritto nella Genesi?

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