Aforismi, Recensioni libri

Recensione: “Scompartimento n. 6” di Rosa Liksom

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Life is like a wave who rises and falls! Oggi vi parlo di un romanzo dal genere per me nuovo:

Scompartimento n. 6

di Rosa Liksom

Titolo originale: Hytti nro 6

Traduzione e postfazione di: Delfina Sessa

Iperborea, RCS MediaGroup, 2018

ISSN: 977-1825063310-80020, 224 pp.

https://64.media.tumblr.com/83adb47dbcb6b43b50c55791f0836a87/8c1b856a4ca02269-ec/s2048x3072/6a26fd919abf474739e04cdb4efb2cb133e33387.jpg

Mosca, anni ’80, sul leggendario treno della Transiberiana diretto a Ulan Bator, in Mongolia, due estranei si trovano a condividere lo stesso scompartimento: una timida e taciturna studentessa finlandese e un violento proletario russo dall’inesauribile sete di vodka. Nell’intimità forzata del piccolo spazio chiuso la tensione sale. Lui è uno sciovinista, misogino, antisemita, avvezzo al carcere e ai campi di correzione, ma con l’irriducibile passione per la vita di chi si aggrappa agli istinti bruti per non cedere al vuoto che lo circonda. Vede il fallimento del sogno sovietico, la deriva della grande madre Russia, ma non può che difenderla con la disperazione di un amore deluso. Lei è tormentata dai ricordi del suo ragazzo moscovita, uno studente che si è finto pazzo per non combattere in Afghanistan ed è impazzito nel manicomio dove l’hanno rinchiuso, lasciandola piena di domande senza risposta nella terra che l’ha sedotta. È l’anima di questa terra a pulsare nelle sconfinate distese che il treno attraversa, nei villaggi divorati dal degrado e dalla taiga innevata, nelle città chiuse dei deportati e degli scienziati, nel mosaico di identità e popoli di una Siberia in cui tutto è estremo. Con un realismo crudo che trasuda poesia, Rosa Liksom racconta l’incontro tra due destini, tra l’universo maschile e femminile, ma soprattutto il viaggio attraverso la fine di un impero che sembra sciogliersi in fanghiglia ai primi segni del disgelo, nel cuore di un popolo disilluso e fiero, rude e sentimentale, rassegnato e ribelle, che vive nella perenne nostalgia del passato e del futuro, nell’eterno sogno cechoviano «A Mosca! A Mosca!».

Rosa Liksom, nata in Lapponia nel 1958, ex punk, ex giramondo, artista e scrittrice, è una delle più originali e influenti autrici finlandesi. Dopo gli studi di antropologia a Helsinki e a Copenaghen, si è dedicata alle scienze sociali all’Università di Mosca, e da quel momento il mondo russo è entrato a far parte dei suoi romanzi. Finalista al Premio Strega Europeo, al Premio del Consiglio Nordico e al Prix Médicis, Scompartimento n. 6 ha vinto il Premio Finlandia, il più alto riconoscimento letterario finlandese.

Classificazione: 3.5 su 5.

Reading time: dal 6 al 10 aprile 2021.

Lettura n° 38 del 2021.

Con questo romanzo mi sono addentrata nella letteratura nordica e non mi è dispiaciuto anche se non mi resterà impresso. Il ritmo del libro è particolare: crudo, senza fronzoli e abbellimenti ma umano, tanto umano. Ambientato alla fine degli anni ’80 si respira ormai la decadenza della potenza russa, coi nazionalisti che comunque lodano e ricordano gli anni passati e quasi fanno fatica ad accettare che le cose sono cambiate. Gli ambienti sono per lo più degradati, desolati, tipici villaggi russi. Ho notato che la maggior parte degli animali che troviamo nel libro sono malconci: o hanno un arto rotto, o non hanno la coda o un orecchio, insomma forse ce nè solo uno sano.

I protagonisti sono Vadim, un proletario russo sciovinista, stakanovista, antisemita, violento, che conosce bene i campi correzionali russi e beve vodka come se fosse acqua e una studentezza finlandese timida e taciturna in viaggio per due settimane sulla Transiberiana da Mosca a Ulan Bator in Mongolia. Mi è piaciuta di più è la contrapposizione dei due protagonisti: lui continua a parlare, a raccontare, romanzando solo lui sa quanto, la sua vita, mentre, invece, la ragazza non fa mai un discorso diretto, o capiamo cosa dice grazie alla narrazione dell’autrice oppure si fa capire con onomatopee, gesti e segni. Della ragazza, studentessa di archeologia, conosciamo il suo vissuto piano piano, nei suoi ricordi del periodo passato col ragazzo Mitka, moscovita che si finge pazzo per non combattere in Afghanistan ma che poi lo diventa veramente dopo essere rinchiuso in un manicomio. Dopodichè la ragazza si innamorerà di Irina, madre di Mitka. La contrapposizione dei due protagonisti si vede anche dall’ambiente in cui arrivano: lei da un ambiente colto, universitario, con libri e rappresentazioni teatrali, lui è stato un bambino di strada, che ha rubato e lavorato fin da piccolo per sopravvivere. Anche se il loro rapporto è particolare alla fine si evolverà.

Un altro elemento molto bello è il viaggio a bordo di questo treno che costringe spesso i passeggeri a delle fermate perchè deve raffreddarsi, deve essere riparato e così sfilano sotto ai loro e ai nostri occhi le varie cittadine, con monumenti e statue simbolo dei capi di stato che resero grande la Russia. Tutte uniche e tutte uguali alle altre, accompagnano i nostri protagonisti in questa piccola convivenza forzata. È questo che mi è piaciuto di più perché in questo modo anche la Russia diventa un personaggio principale e imprescindibile.

Aforismi:

«La vita deve essere uguale per tutti. Nel bene come nel male. L’essere umano arriva a fare di tutto, se costretto.»

«Questa vita, che gente più saggia di me definisce una galera, è qui e ora. Domani la morte può già venire a tirarti per i coglioni. La morte non può essere peggio della vita. Non temere la morte, o mia fanciulla, finché sei in vita, ancora lei non c’è. E quando morta sei non c’è più lei. Meglio morire che vivere nella paura.»

«Le ragioni della nostra angoscia sono di due tipi: o vogliamo ma non possiamo, o possiamo ma non vogliamo.»

«Più scarseggiava il pane e cresceva la miseria, più prepotente era la voglia di vivere. Non sapevano cos’è la paura, perché erano così giovani che ignoravano il valore della vita. Non conoscevano né se stessi né il mondo.»

«Se fossimo scarafaggi, ci metteremmo subito insieme a formare una nostra comunità. Ognuno si prenderebbe cura degli altri e tutti ci aiuteremmo a ogni occasione. Condivideremmo la responsabilità di tutto quello che avviene in mezzo a noi. Che cos’è una comunità? È un’alleanza, un clan. Che serra i ranghi in qualsiasi circostanza. Gli scarafaggi hanno ragione. Nella buona e nella cattiva sorte.»

«Non si può vivere senza ingannare se stessi.»

«Ci sono migliaia e migliaia di verità. Ognuno ha la sua.»

«Non c’è regola senza eccezioni.»

Quello che si dimentica smette di esistere. O forse non è mai esistito.

«L’animo del nostro prossimo è un abisso tenebroso.»

«La verità non piace a nessuno.»

«Tutto si sistema. […] Se le cose non migliorano, peggiorano e dal peggio al meglio la distanza è breve.»

«Tu non vedi più in là del tuo naso, per quanto ci provi. Ma ricorda, anche nei momenti più neri, che dietro orizzonte morto c’è sempre la vita.»

«Lo sai perché l’uomo vive più a lungo della maggior parte degli animali? Perché gli animali si affidano all’istinto e non sbagliano mai. Noi umani, invece, ci affidiamo alla ragione e facciamo un errore via l’altro. Metà della nostra vita la passiamo a fare cazzate, il resto a capire perché e a cercare di rimediare il rimediabile. […] A cinque anni sapevo tutto della vita, gli altri quaranta li ho passati a cercare di capirla.»

«A che servirebbe, ormai, resuscitare i fantasmi del passato? Sul carro del passato si arriva sempre in un letamaio.»

Grazie a tutti e buona giornata,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.