Aforismi, Recensioni libri

Recensione: “Caro Nemico” di Jean Webster

Buongiorno a tutti, grazie di essere su Life is like a wave who rises and falls! Oggi vi parlo dello spin-off di un libro che mi è piaciuto molto e vi parlo di:

Caro Nemico

di Jean Webster

Caravaggio Editore, 2020

ISBN: 978-8831456265, pagg. 360

Titolo originale: Dear Enemy

Tradotto da: Miriam Chiaromonte

Curato da: Enrico De Luca

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Scritto sull’onda del considerevole successo che riscosse Papà Gambalunga (1912), Caro Nemico (Dear Enemy) fu pubblicato nell’ottobre del 1915. Ultimo lavoro di Jean Webster, riprende la fortunata struttura del romanzo precedente, riproponendone sia lo stile epistolare che i disegni di propria mano. In questo caso, però, la scrivente non è più Judy, ma la sua compagna di college, Sallie McBride, e i destinatari diventano quattro: Judy stessa e Jervis, il dottor MacRae (alias Caro Nemico) e Gordon Hallock. La giovane McBride, designata responsabile dell’Istituto John Grier dai coniugi Pendleton, dovrà fare i conti con la non facile realtà dell’orfanotrofio, e fra momenti di scoramento e di esaltazione tenterà di renderla migliore, affrontando problematiche complesse (dalle condizioni di vita e di istruzione degli orfani all’ereditarietà e all’insanità mentale, ecc.) che sottolineano e confermano l’attivismo dell’autrice in campo sociale. (Dall’Introduzione)

Jean Webster, all’anagrafe Alice Jane Chandler Webster (1876-1916), la cui madre era nipote di Mark Twain, è stata una scrittrice americana che si interessò anche di questioni sociali, supportando istruzione e suffragio femminili. Fra i suoi romanzi: When Patty Went to College (1903), The Four Pools Mystery (1908), Much Ado About Peter (1909), Just Patty (1911), Daddy-Long-Legs (1912) e il suo seguito (spin off) Dear Enemy (1915).

Enrico De Luca lavora presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università della Calabria e si occupa, prevalentemente, di filologia e metrica. Collabora con numerose case editrici e ha curato le edizioni integrali e annotate dei primi tre titoli della saga di L. M. Montgomery dedicata ad Anne Shirley (Lettere Animate 2018-2019) e di due racconti di M. R. James (ABeditore 2019). Per Caravaggio ha tradotto e curato testi di C. Dickens, J. Webster, L. M. Montgomery, Jerome K. Jerome, F. H. Burnett, ecc.

Miriam Chiaromonte ha conseguito la laurea triennale in Lingue e Culture Moderne con una tesi intersemiotica sul ballo Regency, focalizzandosi in particolare sui due assembly ball in Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. In seguito ha frequentato un Master in Traduzione Settoriale. Ha collaborato con Enrico De Luca alla traduzione di Papà Gambalunga, Caro Nemico e Una parabola per mariti di Jean Webster (Caravaggio Editore).

PRIMA EDIZIONE INTEGRALE, ANNOTATA E ILLUSTRATA
In copertina elementi grafici della prima edizione (1915)
All’interno tutte le illustrazioni originali dell’autrice

Classificazione: 4 su 5.

Reading time: dal 20 al 23 marzo 2021.

Lettura n° 31 del 2021.

Qualche mese fa ho letto Papà Gambalunga e, visto quanto mi era piaciuto, non potevo non leggere anche Caro Nemico! Anche questa volta si tratta di un romanzo in forma epistolare ma adesso chi scrive le lettere è Sallie McBride e i destinatari sono Judy e Jervis, il dottor MacRae (alias Caro Nemico) che assiste i bambini dell’orfanotrofio John Grier, e Gordon Hallock, aitante politico che corteggia la nostra Sallie. Per certi aspetti mi è piaciuto di più del primo al quale però sono più affezionata perché lo conosco da più tempo. Questo libro è più maturo del primo, Sallie è una giovane donna che è appena diventata responsabile del John Grier e si ritrova così a dover gestire, sebbene all’inizio controvoglia, tutti i problemi legati all’istituto. Inoltre Sallie, a differenza della signora Lippett, la precedente responsabile, ha un approccio totalmente diverso nell’educazione dei bambini e di come crede sia il modo migliore per crescerli. La nostra Sallie verrà piano piano risucchiata nel mondo in cui è cresciuta Judy e, proprio grazie alla profonda amicizia che lega le due, vuole evitare che i suoi “pulcini” vivano i disagi che ha vissuto Judy.

Sallie usa un’impronta montessoriana nell’educazione dei suoi cento e passa bambini: vuole prepararli al mondo reale e non farli vivere in un’incubatrice, quindi gli insegna a prendersi cura di un orto, a cucire, il valore dei soldi, badare ai compagni più piccoli, ogni bambino avrà una propria scatoletta in cui mettere i propri averi. Prima di pensare ai vestiti dei bambini che erano tutti uguali fatti di quell’odiosa e monotona percalle blu e ad altre cose secondarie, Sallie pensa al benessere psico-fisico dei bambini, quindi area le camere, introduce cibi più variegati e gustosi, pensa all’igiene dei bambini, rende più piacevoli e confortevoli gli spazi. Sallie è una ragazza benestante, lo si sapeva già e lo si vede fin dall’inizio del libro ma, proprio grazie a questo, capisce l’enorme differenza tra com’è cresciuta lei e quello che vivono questi bambini, così vuole cercare in qualche modo di ridurla dove e per quanto può. Se in Papà Gambalunga avevamo conosciuto l’arrivo dei benefattori dal punto di vista dei bambini, ora Sallie ci parlerà dell’altro punto di vista di questo evento, uno su tutti è l’Onorevole Cy.

Non mancheranno svaghi, nuove attività e anche grossi imprevisti che daranno una svolta importante alla vita di Sallie all’orfanotrofio. È bello leggere come piano piano Sallie viene coinvolta dal John Grier e dai bambini che inizia a chiamarli “pulcini” con fare materno come una vera mamma-chioccia. All’inizio si sentirà intrappolata dal suo nuovo incarico e non mancherà di ricordarlo ad ogni lettera a Judy ma poi si prende a cuore questa situazione ed è lì che diventa bello. Sallie racconterà a Judy, oltre dei suoi pensieri e di quanto le succede, anche di alcuni bambini, di come sono arrivati lì, di cosa combinano, di come cerca di accasarli, dei cambiamenti che hanno ed è veramente bello perché in questo modo i personaggi principali che all’inizio sono pochi, aumentano e anche l’istituto John Grier diventa un personaggio. Nel corso della storia arrivano al John Grier anche altri personaggi e grazie agli occhi di Sallie li conosciamo e li amiamo oppure non vedremo l’ora che se ne vadano.

Mi è piaciuto molto leggere di quando Sallie rompe il fidanzamento con Gordon: lui voleva una bella moglie trofeo che sapesse sempre assecondarlo ma Sallie al John Grier ha subìto un profondo cambiamento ed è maturata: da ragazzina agiata e un po’ frivola, come lei spesso si definisce all’inizio, diventa determinata, coraggiosa, intraprendente e abbraccia appieno il suo ruolo di responsabile. Rompendo quel fidanzamento frutto di un’innamoramento che risale a prima del suo arrivo all’istituto, Sallie si sente libera e indipendente perché non voleva ingabbiarsi in un matrimonio che sapeva non avrebbe funzionato. Inoltre oltre a cambiare vita e a maturare, al John Grier conosce l’amore, frutto anche questa volta di un fraintendimento perché Judy e Sandy credono di detestarsi quando, invece, si amano. Il dottore scozzese ha una triste storia ed è bello vedere come a un certo punto il suo modo di fare con Sallie cambia e lei non riesce a capirne il motivo. È divertente come Sallie descrive la sig.ra McGurk, la governante del dottore, che non le andrà mai a genio e che piano piano cercherà di far licenziare.

Anche in questo libro la Webster inserisce tematiche importanti come già anche in Papà Gambalunga: l’emancipazione femminile, la condizione in cui molti di questi bambini crescevano perché trattati male da genitori spesso alcolizzati. La Webster in fatto di femminismo ed emancipazione era avanti per l’epoca ma ai nostri occhi riflette comunque la mentalità del suo tempo perché quando parla di eugenetica per i minorati mentali è chiaramente sorpassata.

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Bellissimo segnalibro della nostra amata Judy con il disegno realizzato da Michela Pollutri

Questa edizione della Caravaggio Editore è splendida: curata nei minimi dettagli, sia graficamente che letteralmente. Non ho trovato un solo refuso o un errore di scrittura. Le note spiegano e completano il testo senza appesantirlo ma, anzi arricchendolo e sono riportati i disegni originali dell’autrice. Anche la foto della copertina è come quella della prima edizione. Questo editore è ormai una certezza di qualità, cura e pregio! Spero che piano piano pubblicheranno TUTTE le opere della Webster, come anche quelle della Montgomery, senza dimenticare Pattini d’argento di Mary Mapes Dodge al quale sono particolarmente legata, perché per le traduzioni di qualità di libri come questo mi sento di fidarmi (almeno per ora) di due editori: Caravaggio Editore e Jo March.

Aforismi:

Può illuminarsi un’ombra?

Ricordi quella scritta illuminante sulla porta della sala da pranzo… «Il Signore Provvederà»? L’abbiamo pitturata, e coperto la macchia con i conigli. Va bene insegnare un così semplice credo a dei bambini normali, che hanno un’adeguata famiglia e un tetto su di loro; ma una persona il cui unico rifugio nelle emergenze sarà una panchina deve apprendere un credo più energico di quello.
«Il Signore ti ha dato due mani e un cervello e un grande mondo dove utilizzarli. Utilizzali bene, e ti si provvederà; utilizzali male, e li desidererai», è il nostro motto, e ciò con riserva.

Non è toccante? Un qualsiasi ragazzino di dieci o dodici anni sa automaticamente così tante cose che i nostri piccoli pulcini nell’incubatrice non hanno mai nemmeno sognato. Ma ho una varietà di idee da attuare. Dammi solo del tempo, e vedrai. Uno di questi giorni li trasformerò in giovani quasi normali.

Non sono buffi gli uomini? Quando vogliono farti il miglior complimento in loro potere, con fare naïf ti dicono che hai una mente mascolina.

Davvero, Judy, inizio a spaventarmi. Quest’orfnotrofio mi rovinerà se ci rimango abbastanza a lungo. Sto iniziando a interessarmi talmente tanto a esso che non riesco a pensare o parlare o sognare altro. Tu e Jervis avete stroncato le mie prospettive di vita.

Povera Judy! Hai dentro di te la cognizione dei desideri di quei cuoricini che io non sarò mai in grado di realizzare, nemmeno con tutta l’empatia che riesco a raccogliere.

«Il tempo non è altro che il ruscello in cui vado a pescare.»

Walden, Henry David Thoreau

È terribile, che persona pianificatrice che sto diventando. Tutte le volte che parlo con qualcuno, silenziosamente penso: «Come potresti essere utile al mio orfanotrofio?»

Cosa mai potrò fare con questi piccoli? Li penso e penso e penso. Non posso trasferirli, e sembra davvero tremendo crescerli qui; perché per quanto potremo migliorare dopo il rimodernamento, ancora, dopo tutto, saremo un istituto, e i nostri ospiti sono solo piccoli pulcini nell’incubatrice. Solamente non ricevono la cura individuale, meticolosa che solo una vecchia gallina può dare loro.

Il mondo è pieno di luce solare, e parte di essa è per lui…

Un uomo non ha mai il minimo pensiero di possibili uditori esterni; è sempre la donna che pensa all’assemblea.

La cosa terribile di una vacanza è che nel momento in cui inizia la tua felicità è già annebbiata dalla sua imminente conclusione.

Avete ragione, temo, riguardo al fatto che è un inganno tipico di una donna mostrare esplicitamente di perdonare un uomo, e poi rinfacciare il tutto. Ebbene, Gordon, non so assolutamente cosa significhi la parola «perdonare». Non include «dimenticare», perché quello è un processo fisiologico, e non risulta da un atto di volontà. Abbiamo tutti una serie di ricordi che vorremmo dimenticare con piacere, ma in qualche modo sono proprio quelli i soli che continuano a ferirci. Se «perdonare» significa promettere di non nominare più una cosa, senza dubbio posso farcela. Ma non è sempre l’idea più saggia rinchiudere uno spiacevole ricordo dentro di sé. Esso cresce e cresce, e ti scorre dentro come un veleno.

Ricordi quando abbiamo letto le lettere di Huxley all’ultimo anno? Quel libro conteneva una frase che si è impressa nella mia memoria da allora: «C’è sempre un Capo Horn nella vita di ognuno contro cui o si resiste o ci si infrange.» È terribilmente vero; e il problema è che non si riesce sempre a riconoscere il proprio Capo Horn quando lo si vede. La navigazione è qualcosa di alquanto nebbioso, e si fa naufragio prima di accorgersene.

Thomas Henry Huxley

Ma non si può davvero evitare il modo in cui ci si sente.

Grazie a tutti, buona giornata e buon fine settimana,

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