By Me

Primo di settembre

Questo periodo è un po’ strano per alcuni motivi. Faccio sogni strani e penso ad alcune cose, senza essere ansiosa ma penso al tempo che passa e alle cose che cambiano oppure no. Uno dei motivi è che nella serata di questo giorno di sei anni fa si spense mia nonna. Da allora questo periodo non è più lo stesso. Prima del 2014 settembre era il mese del compleanno di mia mamma e dell’anniversario di matrimonio dei miei, mentre da quell’anno settembre arriva portando con sè il triste anniversario della morte di mia nonna Giacinta. A distanza di anni posso dire che molta ansia e molti problemi che ho avuto in seguito sono stati legati a quella perdita, anche perché poi sette mesi dopo persi la mia gatta Nana. Per entrambe le perdite mi sentii a lungo in colpa perché per molto tempo credetti che avrei potuto fare qualcosa che non feci, trovai cose che avrei potuto fare, segnali che avrei dovuto cogliere che invece non vidi, pensai che avrei dovuto portare pazienza per altre cose quando invece ebbi fretta. Credetti che Dio mi avesse punita perché qualche mese prima vidi per la prima volta i Linkin Park dal vivo e abbracciai Chester e Dio mi aveva in qualche modo fatto pagare il conto di quell’esperienza irripetibile portandomi via una figura di riferimento importantissima per me e la mia adorata gatta.

Ero anzi sono molto legata a mia nonna Giacinta, perché insieme a mio nonno Pierino mi ha cresciuta e mi è stata accanto ogni giorno della mia vita. Stavo da loro quando i miei lavoravano, mangiavo da loro quando mia mamma lavorava e mio papà dormiva perché lavorava di notte. I miei nonni sono state due figure straordinarie. La nonna mi ha insegnato molte cose importanti: a leggere le ore, le preghiere, giocare a carte, il rispetto per gli animali, il valore dei soldi, la buona educazione nel non fare certe cose tipo sputare per terra perché “chi sputa sputa sui capelli di Maria” e molte altre lezioni. Ricordo che parlando in dialetto col nonno e con papà si riferiva a me chiamandomi la mata, la bambina, e cercavo di decifrare quel linguaggio così strano e insolito che non mi piaceva proprio perché per me incomprensibile che in seguito mi sarebbe piaciuto perché mi avrebbe ricordato di quella bambina che non doveva sapere gli argomenti segreti degli adulti. La nonna mi ha insegnato che un semplice straccio da cucina può diventare una bambola se gli si disegnano naso occhi e bocca e gli si fa la testa, perché la fantasia e la creatività dei bambini fa tutto il resto. O perché negli anni tra le due guerre le persone erano povere e da necessità si faceva virtù. Ma grazie a mia nonna ho imparato a giocare con poco e ad usare la fantasia, senza usare sempre e per forza i giochi tradizionali. Una peculiarità che ho trovato solo nei nonni è che scrivevano non calcando la penna, perché il pennino con cui impararono a scrivere non andava schiacciato. I miei nonni mi hanno insegnato ad essere sincera perché prima o poi si verrà ripagati. I miei genitori mi hanno sempre detto che i miei nonni se avessero potuto mi avrebbero dato anche il latte di gallina, perché ero la loro unica nipote e non volevano farmi vivere la povertà che vissero loro, che mi avrebbero dato tutto quello che potevano e adesso lo so. Vorrei ringraziarli, dirgli tante cose che ho sempre dato per scontato ma che spero le abbiano comunque capite, perché ora è troppo tardi.

Una cosa che ho notato più di una volta è che le persone parlando dei miei nonni, li ricordano come delle brave persone e un giorno vorrei che lo pensino anche di me. Mi commuovo quando qualcuno mi racconta qualche cosa che gli è successa molto tempo fa coi miei nonni perché grazie a quel piccolo racconto inaspettato vengo a sapere una cosa che non conoscevo.

Darei moltissimo per avere la possibilità di poter parlare con loro oggi, da adulta, anche se ho ancora molti angoli dei carattere da smussare e per certe cose sono acerba, oppure mi piacerebbe tornare indietro a uno dei tanti pomeriggi passati con loro, a casa oppure in giro per supermercati. Forse noterei delle cose che non avevo mai notato o che ho dimenticato.

Oggi dopo un mese e mezzo ho voluto togliermi un sassolino dalla scarpa, chiarire una piccola situazione con una persona. Non mi è costato nulla e non so chi tra noi due avesse veramente ragione, perché per come la penso abbiamo sbagliato un pochino entrambi, ma per lo meno ho sistemato questo disagio che si era creato. Non so se l’ho fatto proprio oggi per una ragione oppure è stato un caso, ma era da un po’ che ci stavo pensando e oggi mi sono decisa a farlo. Almeno per quest’anno posso ricordare questa giornata per un piccolo evento positivo, anche se non è nulla paragonato alla perdita di una nonna.

La mia gatta Mushy, il mio altro amore, oggi.

E dopo agosto, con la sua calura,
viene settembre, tiepida frescura.
L’estate non è morta, ma si ammala,
il giorno un po’ si accorcia, il sole cala.

Le foglie sono verdi, ma più stanche,
le belle abbronzature tornan bianche.
Il bosco ronza ancora, ma più quieto,
gli uccelli fanno un canto più segreto.

La scuola ricomincia a metà mese,
con cose note e con delle sorprese.
Lo zaino è più pesante, tira in basso,
quest’anno ti rallenta un poco il passo.

Gli amici e le amiche sono quelli,
ma sono un po’ più alti, un po’ più snelli.
Invece la maestra è sempre uguale:
se è una maestra nuova, meno male.

Settembre, Roberto Piumini

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