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Recensione Libro: “Le Benevole” di Jonathan Littell

Buongiorno a tutti, siete su Life is like a wave who rises and falls. #IoRestoACasa e #IoRestoACasaELeggo e in occasione della 75esima Festa della Liberazione vi parlo della mia ultimissima lettura di cui non voglio anticiparvi nulla.

Le Benevole

(Les Bienveillantes)

di Jonathan Littell

Einaudi, 2007, 953 pagine

ISBN: 978-8806187316

Nato in Alsazia da padre tedesco e madre francese, Maximilien Aue dirige sotto falso nome una fabbrica di merletti nel nord della Francia. Svolge bene il suo lavoro, è un uomo preciso ed efficiente. Preciso ed efficiente, del resto, lo era stato anche negli anni del nazismo, quando, fra il 1937 e il 1945, aveva fatto carriera nelle SS in Germania. Pur essendo un nazionalsocialista convinto, il giovane e brillante giurista era entrato per caso nel corpo, punta di diamante del Reich hitleriano: fermato dalla polizia dopo un incontro omosessuale, aveva accettato di arruolarsi per evitare la denuncia, grazie anche all’intercessione di Thomas Hauser, un giovane ufficiale che in seguito sarà sempre al suo fianco nei momenti decisivi.

Nel 1941 Max è sul fronte orientale, dove nell’ambito delle Einsatzgruppen dà il suo contributo al genocidio di ebrei, zingari e comunisti. Trasferito nel Caucaso e poi nella Stalingrado accerchiata dall’Armata rossa, sopravvive miracolosamente a una grave ferita alla testa. Durante la convalescenza ristabilisce per la prima volta dopo molti anni i contatti con la madre che vive in Costa Azzurra con il secondo marito, un uomo d’affari francese. A lei attribuisce, con odio feroce, sia la scomparsa del padre, sia il distacco da Una, la sorella gemella, alla quale sin dall’infanzia è legato da un mai risolto rapporto incestuoso. I fatti sanguinosi legati a questo soggiorno in Costa Azzurra rimangono anche per lui avvolti in una fitta nebbia.

Dopo il rientro in Germania, lavora a stretto contatto con Himmler, con Speer, con Eichmann, con tutta la gerarchia nazionalsocialista, cercando di innalzare la produttività dei detenuti nei campi di concentramento. Per la Germania tuttavia, la guerra è ormai persa, la Wehrmacht arretra su tutti i fronti: nel corso di una licenza in Pomerania nella villa della sorella, Max resta intrappolato dietro le linee nemiche. Thomas lo salva anche in questa occasione e insieme raggiungono la capitale del Reich, devastata dai bombardamenti alleati. Qui, al crepuscolo del nazismo, gli viene in aiuto il suo bilinguismo: assumendo l’identità di un francese deportato in Germania, riesce a fuggire.

Grande affresco epico e tragico, non romanzo storico, ma storia assoluta in cui sembrano condensarsi tutti i temi di tutta la letteratura occidentale, dall’Orestea di Eschilo a Vita e destino di Vassilij Grossman, Le Benevole ci fa rivivere gli orrori della Seconda guerra mondiale dal punto di vista terribile e ripugnante dei carnefici. Trascinato dalla corrente della Storia e inseguito da fantasmi che, come le furie «benevole» dei Greci, le Eumenidi, cercano vendetta, Maximilien Aue è parte di noi, la parte più nera. E forse l’impresa e lo scandalo di questo grande romanzo, come ha scritto lo storico Pierre Nora, sono proprio quelli di «ricondurre all’umano l’inumano totale».

Jonathan Littell è nato a New York nel 1967. Le Benevole Ã¨ la sua prima opera letteraria. Scritta in francese e pubblicata nel 2006, ha ottenuto il Prix Goncourt e il Grand Prix du Roman de l’Académie Française ed è stata tradotta in tutte le principali lingue. Littell presso Einaudi ha pubblicato anche Il secco e l’umido (2009), Cecenia, anno III (2010), Taccuino siriano (2012) e Trittico. Tre studi su Fracis Bacon (2014).

Classificazione: 5 su 5.

Non poteva che essere cinque stelle e va di diritto tra le letture più belle di sempre.

Reading time: dall’8 aprile al 23 aprile 2020.

Lettura n° 13 del 2020.

Per ben tredici anni sono stata incuriosita di leggere questo libro perché mio papà lo comprò nel 2007 e l’ha anche riletto. Lui rilegge solo i libri più belli e quando uno non gli piace non si fa problemi ad interromperne la lettura. Così per molto tempo mi sono chiesta se fossi “in grado” di leggerlo e poi in seguito ero sempre intimorita dalle quasi mille pagine scritte fitte. Finalmente ho affrontato questa lettura e mi sono fatta un’idea di questo libro.

Non sono molti, anzi non mi era mai capitato prima, di vedere praticamente svelata tutta la trama del libro nella sinossi: infatti nelle alette della sovraccoperta c’è praticamente tutto il riassunto di quello è narrato sempre in prima persona da Maximilien Aue, ex Ufficiale delle SS che ora vive sotto mentite spoglie in Francia. Non vi farò un riassunto della trama perché la trovate spiegata proprio nella sinossi che ho pubblicato poco sopra. Il messaggio di Aue – Littell si legge nelle prime righe del libro e anch’esse ci preparano a questa lunga e cupa epopea:

Fratelli umani, lasciate che vi racconti com’è andata. Non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l’assicuro. Rischia di essere un po’ lungo, in fondo sono successe tante cose, ma se per caso non andate troppo di fretta, con un po’ di fortuna troverete il tempo. E poi vi riguarda: vedrete che vi riguarda. Non dovete credere che cerchi di convincervi di qualcosa; in fondo, come la pensate è affar vostro.

Cosa colpisce di Aue, un giurista che spinto dall’entusiasmo per il neo partito nazionalsocialista decide di prendervi parte e poi di aiutare a condurre lo sterminio a danno degli ebrei? Colpisce che Aue è uno di noi, o che noi siamo come lui, una persona colta, un’intellettuale che appena può si dedica alla lettura dei libri e ascolta la musica classica, infatti i suoi compositori preferiti sono Bach e Rameau e l’Aue scrittore del libro ha nominato i capitoli usando i nomi dei movimenti musicali. Aue nonostante tutte le terribili azioni che commette, azioni spregevoli, moralmente riprovevoli e deviate, nonostante gli omicidi, lui è una persona normale, che non si accontenta come molti altri suoi colleghi nelle SS delle spiegazioni che vengono propinate ai molti sui motivi della guerra e dello sterminio, ma ricerca cause e fondamenti, si pone dei dubbi, mette in discussione. Aue, per quanto possa essere criticabile non è un mostro senz’anima, ha una propria interiorità e delle emozioni, anche quando uccide il suo amico e più volte salvatore Thomas Hauser. Emblematico è il caso del vecchio Nahum ben Ibrahim, che tutti vogliono liquidare senza dargli ascolto ma lui resta quasi affascinato dai suoi discorsi, anche se poi non ha ripensamenti quando giunge il momento di ucciderlo. Quando Aue assiste in prima persona alle uccisioni di massa e agli orrori della guerra, viene colpito da un malessere che sarà psicosomatico: nausea, vomito e diarrea. Spesso si farà dei bagni bollenti proprio per purificarsi da quello che vive durante la quotidianità. Perfino i suoi sogni saranno crudamente pieni di escrementi. Ed ecco che l’Aue del presente, il dirigente di una fabbrica di merletti sposato con due gemelli, sente il bisogno di “purgarsi” dai suoi pensieri, dalla verità di quello che ha vissuto, da quello che è in realtà e dalle allucinazioni e deliri che ha provato.

Maximilien ha vissuto un’infanzia e un’adolescenza segnate dall’abbandono del padre che ha interiorizzato come una figura positiva e di conseguenza riversa nella figura materna tutta la negatività e le colpe per la mancanza del padre, anche quando la donna si risposa con Moreau. Aue inoltre nutre un amore assoluto, morboso e deviato per sua sorella gemella Una. Lei poi è cresciuta, è andata avanti, ha capito che quelli erano giochi tra bambini e ragazzini che volevano esplorarsi e si è fatta una vita sposandosi col compositore Von Üxküll, cosa che Aue non le perdonerà mai e che percepirà sempre come il tradimento della promessa che si erano fatti di non amare nessun altro. Aue, non amerà nessun’altra donna: quando forse amava Hélène non si è dato la possibilità di provare quell’amore perché il suo unico amore è Una. Credo anche che Aue sia gay nella perversa ricerca di provare quello le sensazioni di Una durante i rapporti sessuali che hanno avuto perché non ha mai avuto storie importanti con altri uomini, ma durante gli incontri con essi più volte ci confessa di immaginarsi nei panni di Una. La rabbia della separazione forzata da Una culmina nell’omicidio della madre e del marito ma questa terribile idea sembra quasi che gliel’abbia suggerita Apollo, dal quale era rimasto estasiato ed affascinato poco tempo prima quando era andato a visitare il Louvre. Apollo è lo stesso Dio che istigò Oreste a compiere il matricidio e, come Oreste, Aue verrà poi inseguito dalle Benevole, le Erinni in cerca di giustizia, in questo caso incarnate negli investigatori Weser e Clemens che spesso sembrano seguire Aue in capo al mondo, quasi fossero una sua allucinazione. E cosa dire dei due gemelli che vivevano con la madre e il marito e che in seguito vengono presi in custodia da Una? Littell non ci dà una spiegazione chiama ma ci lascia credere che siano i figli di Una e Aue, allevati dalla madre con la scusa che siano i figli di un’amica scomparsa, l’unico modo socialmente accettabile per far crescere quei bambini nella normalità.

Aue ha lavorato a stretto contatto dei gerarchi nazisti e ogni tanto, in qualche conversazione in confidenza, si lasciano andare nell’esprimere i dubbi sui piani di Hitler, sulle sue mancanze e debolezze, anche se poi trovano comunque un modo per giustificarlo, sempre. Quello che colpisce di questo romanzo è come tutti quelli che hanno contribuito all’Olocausto, ognuno a modo suo, chi più chi meno, facevano quel “lavoro” in modo automatizzato, guidato da azioni quotidiane di routine. Aue, e lui come tutti gli altri, non è la rappresentazione del male assoluto, ma piuttosto è un colpevole incosciente dei suoi crimini ed è un esecutore di ordini. Esemplare in questo caso è il popolo dei Bergjuden: gli ufficiali non sapevano se erano da ritenersi ebrei e quindi da uccidere oppure no e trattano il loro caso aprendo un vero e proprio dibattito scientifico e rimandando la decisione finale a quando avranno prove decisive. Hanno discusso della vita delle persone come se fossero a una riunione condominiale o amministrativa. È agghiacciante ma ci mostra chiaramente che questo era il loro lavoro e loro volevano farlo al meglio, nel modo migliore e più efficiente possibile. Un altro caso è quando nella fuga dei nazisti, quando la Germania viene conquistata dagli Alleati e dai Russi, Aue pensa alla salute dei prigionieri, che gli venissero distribuite razioni di cibo sufficienti e che avessero degli indumenti adatti per il clima rigido, ma non lo fa per compassione di quei poverini. Lo fa perché visto che stavano morendo troppi prigionieri la Germania avrebbe perso forza lavoro che sarebbe stata fondamentale più avanti.

Littell si concede di poter dare voce a questo ufficiale delle SS perché scrive pur sempre un romanzo, non c’è una bibliografia finale, anche se deve aver fatto un lavoro mastodontico di documentazione e sarei curiosa di leggere una bibliografia di questo libro. Ma trattandosi di romanzo anche un ufficiale come Aue può dire la sua attraverso la sua testimonianza, senza bisogno di dare prova della sua veridicità e senza essere censurato dalla morale pubblica.

Quello che ci raccontano Aue – Littell ci riguarda? Certo che sì: ecco perché è importante non dimenticare quello che successe 75 anni fa, perché gli errori e le atrocità della Storia così vicina a noi dobbiamo tenerceli ben impressi nella memoria e preoccuparci che le nuove generazioni sappiano e comprendano quello che successe ai nostri nonni. Perché per quanto spregevoli quelle persone delle SS possano essere stati, loro erano persone comuni come noi. Persone che andavano a lavorare per dare cibo e sicurezza alle loro famiglie, per costruire un mondo più sicuro e migliore per i loro figli. Come ci dice Aue, il tirare le fila spetta a noi, lui non da giudizi ma ci narra la sua vita.

Littell popola questo mondo quasi reale di una miriade di personaggi, dove quelli reali si mescolano a quelli inventati dall’autore stesso in modo uniforme e senza sbavature. Estremamente utili sono lo specchietto alla fine del libro in cui ci sono le gerarchie delle SS e della Wehrmacht comparati ai nostri e il piccolo glossario con i nomi tedeschi più importanti. All’inizio della lettura tutti questi gradi tedeschi insieme ai personaggi la rendono un po’ faticosa ma basta avere un po’ di pazienza e piano piano li si impara a distinguere e poi si entra nella storia.

Leggere questo libro è stato “pesante”, non so se posso dire che mi ha accompagnata per 15 giorni e Aue di sicuro non è una figura positiva di cui leggere, ma posso dire per certo di aver accompagnato Aue nella lettura della sua vita. Alcune digressioni all’interno della storia, se per alcuni possono sembrare inutili e dispersive, io le ho trovate molto interessanti e quasi necessarie per conferire quella profondità non solo di fatto al protagonista. È molto bello quando parlano dell’Imperativo Kantiano e cercano di rapportarlo al nazionalsocialismo hitleriano. Spesso Aue quasi in un flusso di coscienza, ci descrive i suoi sogni con immagini di diarree impossibili, i suoi pensieri delle vagine delle detenute al momento di essere gassate, le sue fantasie allucinatorie di incontri sessuali brutalmente espliciti, insomma ci sono delle parti non facili in sé da leggere e leggere delle procedure di accoglienza e di gassaggio all’interno dei campi di concentramento è ancora più difficile perché sono Storia.

Questa lettura non è stata una lettura piacevole, ma proprio per questo e perché è Storia pur essendo un romanzo, va letta e dopo averlo fatto si è un pochino più consapevoli delle terribili azioni accadute neanche un secolo fa. È una lettura anche che spinge a saperne di più, perché mostra chiaramente il livello di coinvolgimento e di fede che la popolazione tedesca aveva nei confronti di Hitler, facendo immensi sforzi a livello economico, lavorativo e mentale (perché non dev’essere stato facile per alcuni ignorare o convincersi della non esistenza di quello che accadeva nei campi). Quindi si vuole capire chi fu questa persona, da cosa scaturì l’ideologia Nazista. Avevo già intenzione di leggere il Mein Kampf perché ritengo che bisogna conoscere il passato per non ripeterlo e poi da persona curiosa volevo leggerlo, ma è solo leggendo questo libro che mi sono decisa finalmente a prenderlo nell’edizione di Thule Italia Editrice che promette di averci dato una traduzione fedele all’originale.

Mai come al giorno d’oggi correnti di pensiero come quelle del Negazionismo sono pericolose e possono riportarci a quegli orrori se le si prendono sotto gamba. Io dopo questa lettura mi sono spinta a cercare informazioni sulla prigionia di mio nonno perché anche lui ha vissuto sulla sua pelle questi terribili avvenimenti. E proprio grazie alla conoscenza che mi ha dato questo libro, a questa consapevolezza dei “lavoratori” tedeschi voglio saperne di più, leggere di più su questo argomento e capisco anche perché è un argomento che è sempre interessato moltissimo a mio papà.

Per chi riesce a leggerlo sarà una lettura importante, anche se Aue non credo piacerà a molti, anche se lo scopo dell’autore non è farcelo piacere ma fare luce su questa triste parte di Storia da un punto di vista nuovo e inesplorato.

Una delle più belle letture di sempre.

Trovate gli aforismi del libro: QUI.

Grazie a tutti,

1 pensiero su “Recensione Libro: “Le Benevole” di Jonathan Littell”

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