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Recensione: “La luce sugli oceani” di M.L. Stedman

Buongiorno a tutti, buon lunedì e buon inizio settimana!

Oggi vi parlo di  “La luce sugli oceani” di M.L. Stedman!

 

 

Isabel ama la luce del faro tra gli oceani, che rischiara le notti. E adora le mattine radiose, con l’alba che spunta prima lì che altrove, quasi quel faro fosse il centro del mondo.
Per questo ogni giorno scende verso la scogliera e si concede un momento per perdersi con lo sguardo tra il blu, nel punto in cui i due oceani, quello australe e quello indiano, si stendono come un tappeto senza confini. Lì, sull’isola remota e aspra abitata solo da lei e suo marito Tom, il guardiano del faro, Isabel non ha mai avuto paura. Si è abituata ai lunghi silenzi e al rumore assordante del mare. Ma questa mattina un grido sottile come un volo di gabbiani rompe d’improvviso la quiete dell’alba.
Quel grido, destinato a cambiare per sempre la loro vita, è il tenue vagito di una bambina, ritrovata a bordo di una barca naufragata sugli scogli, insieme al cadavere di uno sconosciuto.
Per Isabel la bambina senza nome è il regalo più grande che l’oceano le abbia mai fatto. È la figlia che ha sempre voluto. E sarà sua. Nessuno lo verrà a sapere, basterà solo infrangere una piccola regola. Basterà che Tom non segnali il naufragio alle autorità, così nessuno verrà mai a cercarla. Decidono di chiamarla Lucy. Ben presto quella creatura vivace e sempre bisognosa d’attenzione diventa la luce della loro vita. Ma ogni luce crea delle ombre. E quell’ombra nasconde un segreto pesante come un macigno, più indomabile di qualunque corrente e tempesta Tom abbia mai dovuto illuminare con la luce del suo faro. Perché sulla terraferma, tra la civiltà, c’è una donna che spera ancora. Una donna infelice, ma determinata.

Questa è una storia che esplora ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e come spesso sembrino la stessa cosa. Questo è il romanzo di una madre e di un padre e della loro figlia segreta. Questo è il punto in cui amore e colpa si incontrano, e non vi lasceranno più.

 

 

3 Stelle.

Reading time: dal 24 maggio al 2 giugno 2019.

Lettura n° 16 del 2019.

Lettura n°3 per il gruppo di lettura La Combriccola dei lettori.

 

 

Ho letto questo libro per il gruppo di lettura ma in realtà era uno dei tanti libri che avevo già acquistato e che non avevo (sigh!) ancora letto. Quindi con questa scusa è arrivato il momento di leggerlo. Non ci giro intorno: pensavo mi avrebbe coinvolta di più. Mi è piaciuto ma ci sono dei ma e non sono neanche pochi.

Il libro parla di Tom e Isabel, coppia che per il lavoro di lui, che decide di diventare guardiano di un faro perché sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale, vive nell’isoletta del faro di Janus Rock. Lì è un mondo a parte dove loro sono le uniche due persone dell’isola, ricevono visite ogni sei mesi e vivono in una sorta di campana di vetro: nel bene e nel male sono isolati dal mondo e devono cavarsela da soli.

La vita a Janus Rock è fatta fondamentalmente di una grande manutenzione del faro da parte di Tom e praticamente da piccola contadina/allevatrice per Isabel. I due provano molte volte ad avere dei figli ma purtroppo non riescono. Finché un giorno, quando Isabel ha da poco perso il terzo figlio in gravidanza, arriva sull’isoletta una barca con a bordo un uomo morto e una bambina neonata. Isabel convince Tom ad adottare la bambina e lui, suo malgrado, accetta la nuova arrivata come se fosse sua figlia naturale.

Passano gli anni e la piccola Lucy cresce. Finché il senso di colpa continua a tormentare Tom e la vera madre di Lucy, Hanna, scopre che sua figlia è ancora viva. Da lì si inseriscono altri personaggi, come il detective, i poliziotti (ovviamente c’è quello buono e quello cattivo) e l’avvocato perché Hanna riesce a scoprire che Lucy è in realtà sua figlia Grace. Questa la trama molto molto sintetica.

Perché non mi è piaciuto? Perché le due madri, Isabel e Hanna, che si contendono questa figlia che non si sa bene di chi sia veramente figlia, sono egoiste. Pensano al fatto che vogliono la loro figlia, non pensano al bene di questa piccola bambina che da un giorno all’altro viene letteralmente strappata dalla sua famiglia e dalla sua casa per arrivare in un’altra casa piena di estranei che pretendono che lei cancelli praticamente tutto il suo vissuto. L’unico che riesce a fare la cosa giusta è Tom, ma non la fa perché sa che è giusta, ma perché non riesce più a convivere con questo macigno che si porta dentro. 

Dov’è la storia della colpa tanto sbandierata nella sinossi del libro??

Isabel ama sua figlia anche se non è sua figlia e non riesce ad ammettere che dopo tre gravidanze andate male vuole così disperatamente un figlio che ruba quello di un’altra donna, mentre quest’altra donna, Hanna, nonostante sia appoggiata dalla sorella Gwen e dal padre, non riesce a venire a patti del fatto che ha perso un’infante ma le viene ridata una bambina di quattro anni con degli affetti ben precisi. L’unico personaggio che salvo è Tom, disposto praticamente a tutto pur di accontentare/coprire la moglie.

L’ambientazione è probabilmente la parte più bella del libro: in questa isoletta i personaggi vengono messi di fronte all’immensità e alla durezza della natura e all’immutabilità del tempo. La descrizione della vita di un guardiano del faro è molto bella.

Vi segnalo infine alcune frasi che mi sono piaciute con qualche mia piccola annotazione:

 

La famiglia non è mai nel tuo passato. La porti con te ovunque tu vada.

 

La storia è frutto di un accordo con mutuo consenso.

 

Il matrimonio porta con sé cose buone e momenti difficili. È molto più complicato che stare da soli, su questo non c’è dubbio.

 

Nessuna quantità di successo terreno o di piacere può compensare la perdita della tua anima immortale.

 

Bene e male, giusto e sbagliato possono essere come serpenti: così avviluppati da non riuscire a distinguerli finché non hai ucciso entrambi, e allora è troppo tardi.

 

Il modo più veloce per fare impazzire un uomo è fargli continuare a combattere la stessa guerra con l’idea di mettere a posto le cose.

 

Un faro è per gli altri, incapace di illuminare lo spazio più vicino intorno a sé.

Frase molto bella che descrive in maniera semplice ed efficace il libro.

 

Non serve rimuginare su battaglie già perse, sperando di vincerle.

 

Questa è un’altra frase che descrive bene il libro:

Quando si tratta dei figli, i genitori diventano puro istinto. Speranza e paura. Regole e leggi volano via dalla finestra. 

 

Basta perdonare una volta sola. Per provare rancore, invece, serve tutto il giorno, tutti i giorni. È necessario ricordarsi tutte le cose cattive.

 

Per avere un futuro è necessario rinunciare alla speranza di cambiare il passato.

 

Le cicatrici fanno parte dei ricordi.

 

L’avete letto? Cosa ne pensate?

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