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Recensione: “Loving the demon” by Nicole Teso

Loving the demon

1 stella: non mi è piaciuto

letto dal 27 al 28 settembre 2017

Eccomi un’altra volta ad essere una delle poche voci fuori dal coro. *sigh* Io non me ne intendo di scrittura (mi sarebbe piaciuto scrivere ma non sono portata) ma ne so qualcosa sulla lettura. Credo di aver letto abbastanza da poter fare una critica che spero non risulti essere offensiva perché non è mia intenzione.
Incuriosita da come parlano su Facebook di questo libro ho voluto leggerlo, mettendo da parte per due giorni la mia altra lettura perché avevo troppa voglia di capire che libro potesse essere. Volevo potermi fare una mia idea su questo libro, perché mi è capitato già altre volte di aspettarmi chissà che da un libro, viste le numerose recensioni entusiaste di altri libri, quando poi non mi hanno entusiasmato proprio per niente. Così, spinta anche dalla promozione che l’autrice sta facendo del seguito in uscita in questi giorni, ho pensato: “mettiamo da parte i miei pregiudizi sui self-publishing e diamogli una possibilità perché già molte altre volte, sia per i libri che per le serie tv, sono partita prevenuta e poi mi sono ricreduta” e l’ho iniziato.

La prima cosa che mi ha colpita è stato l’aspetto del testo, caratterizzato dall’assenza di paragrafi o capoversi come preferite chiamarli. Le frasi sono scritte come se l’autrice alla fine di ognuna di esse non sapesse fare solo un punto ma, volesse anche mettere l’accapo. Se da una parte, l’uso dell’andare a capo conferisce al testo un tono ben preciso, gli dà un’efficacia in più rispetto a tutto il resto, dall’altra se tutto il testo è così la narrazione risulta essere frammentaria. Io credo che l’autrice volesse conferire profondità e volesse evidenziare la situazione drammatica, ma così non riesce nel suo intento. La stragrande maggioranza dei periodi è così e questa tecnica è usata anche nei discorsi diretti, cosa che non avevo mai visto fare. Se è stata una scelta o una disattenzione questo non lo so, però così non va bene.
Un’altra cosa che non mi è piaciuta è stata il linguaggio. Perché usare sempre “cazzo” e “merda” quando non c’è bisogno di essere volgari? Non sono le parolacce che mi infastidiscono ma l’uso ingiustificato di esse. Esempio: “Sto camminando immerso fino ai capelli nella mia merda quando all’improvviso una mano mi afferra alle spalle e mi strattona all’indietro, verso un vicolo cieco.” Questa frase ho dovuto rileggerla due o tre volte perché non mi è piaciuto proprio per niente l’uso di merda. Linguaggio figurato? Sì ma così è un po’ troppo. E la parola merda viene spesso usata così.
Un’altra cosa che non mi è piaciuta molto è stata l’uso troppo spesso di certe parole: distruggere, invadere, investire, scatola cranica, innato, devastato, infinito. Per descrivere la situazione drammatica della protagonista usa spesso gli aggettivi “devastata” e “in mille pezzi”. Qui mi sarebbe piaciuto che descrivesse un po’ di più questa sua devastazione perché un aggettivo non rende l’idea di quello che vuole far passare. Un altro esempio è “infinito”: le camminate sono infinite, il tempo è infinito, l’agonia della protagonista è infinita, insomma altri sinonimi non ci sono.

Attenzione da qui potrebbero esserci spoiler sulla trama.

I personaggi non mi hanno suscitato simpatia, empatia o curiosità. Non mi ci sono immedesimata e soprattutto non provo la minima attrazione per il bello e dannato Jake e non capisco Brittany. L’autrice all’inizio del libro scrive: “Ogni comportamento violento e contorto messo in atto dai personaggi verrà approfondito e spiegato sia in quest’opera sia nei prossimi romanzi della trilogia.” Ma mi sembra che entrambi i protagonisti non facciano altro che essere incoerenti in tutto quello che fanno. La causa del comportamento di Jake viene spiegata ma nonostante tutte le sue paure si trasforma comunque nel suo peggior nemico: suo padre. Bah. E Brittany? O con lei ci siamo imbattute nella più grande sado-masochista mai vista sulla faccia della terra o il suo comportamento non è contorto ma inspiegabile. Ci sta l’attrazione innata che prova per Jake al bar ma, anche se la sua mente non vorrebbe il suo corpo la tradisce con potenti orgasmi ogni volta che Jake la sfiora. La situazione si fa comico-surreale non tragica. E poi dice che viene stuprata mentalmente e fisicamente? No non capisco.
L’autrice ci spiega fin da subito che tutti questi comportamenti inspiegabili sono riconducibili alla sindrome di Stoccolma. Ora, io non sono una psicologa e non sono un’esperta in materia, ma mi è bastato dare un’occhiata a qualche articolo on-line per capire che questo processo si innesca quando il rapitore non usa violenza sulla vittima, cosa che qui invece succede fin dal principio. Visto che è il primo libro di una trilogia dev’esserci anche una curiosità che spinga a leggere il seguito, non basta scrivere che molto sembrerà inspiegabile ma verrà spiegato nel prossimo libro.
Brittany prima si concede a Jake in un impeto di inspiegabile attrazione e subito, e dico subito dopo l’orgasmo se ne pente? Cos’è una creatura che si nutre di orgasmi? Sindrome di Stoccolma o meno, a me questo sembra incoerente. La stessa un momento prima dice di aver visto umanità nel suo aguzzino e un momento dopo afferma il contrario.

Un’altra osservazione: il corpo di Jake è costellato di tatuaggi. Che tatuaggi sono? Quando se li è fatti? Non si sa. Come non si conoscono le circostanze della morte dei genitori di Brit.

Queste lacune sminuiscono l’idea dell’autrice: sì, perché la trama e la storia non sono male ma ci sono troppe cose che andrebbero sistemate. La sua scrittura non è male, è scorrevole, a parte quella fastidiosa abitudine del punto e a capo. Manca un’introspezione ai personaggi (soprattutto Brit, ma anche Jake) ma spero verrà affrontata nel seguito.

La copertina la trovo stupenda!

Purtroppo questo libro conferma la mia idea sul self-publishing: un libro ha bisogno di essere corretto, riveduto, modificato e adattato prima di essere pubblicato. Con questo non voglio dire che questo non sia stato revisionato in alcun modo, però ci sarebbe molto lavoro da fare. Ora come ora ho intenzione di leggere solo un altro libro self: Big Apple di Marion Seals e se anche quello avrà tante lacune credo che accantonerò definitivamente tutta questa categoria di libri. Già rimango delusa da molti libri pubblicati dalle case editrici! Sono troppo esigente? Non credo, però ognuno è libero di pensare quello che vuole.

Leggerò il seguito? Non ne ho la più pallida idea. Forse sì perché vorrò sapere come prosegue la storia e vedere se l’autrice sia migliorata nella scrittura.

In una parola definirei questo libro come: acerbo. L’autrice può ancora migliorare tantissimo e spero per lei che ci riuscirà col tempo e coltivando la sua passione.

P.S. 
Sono una persona cattiva perché ho scritto questa recensione? Definirmi cattiva è giustificato? Per questa recensione posso venire considerata una hater? Credo di no, quindi non mi piace essere definita cattiva da una persona che mi giudica da una recensione, nemmeno se questa persona è l’autrice.
Non leggerò il seguito perché non sono più curiosa di sapere cosa accadrà nelle prossime puntate dei nostri protagonisti come non leggerò più le opere di questa autrice. L’autrice, secondo la mia esperienza, credo preferisca le fans che la apprezzino senza riserve e non accetti le critiche costruttive. Stando così le cose, non sono motivata e nemmeno curiosa di vedere come potrà maturare in futuro nella scrittura e nell’inventare nuove trame.

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